sabato 16 ottobre 2010

Prigioniero in casa mia



Alle cinque del mattino del 25 marzo mi svegliai con un senso di arsura. Mi alzai per andare in cucina a bere e notai che lo sportello del mobiletto nel corridoio era aperto. “Che strano – pensai – non ricordo di averlo lasciato aperto ieri sera”. In sala notai pure che la porta-finestra che dà sul balcone era aperta e due macchie scure erano sul balcone. Accesi la luce e mi resi conto che erano due miei pantaloni che tenevo in camera da letto. Li presi e, nel tornare indietro, vidi la porta di casa semiaperta e non c’erano più le chiavi.

Mi resi conto di quello che era successo: qualcuno era entrato in casa mia dal balcone (abito al terzo piano), arrampicandosi dal tubo del gas. Andai in camera da letto per vestirmi e notai che anche i primi cassetti dei due comò erano aperti. Conferma: qualcuno è entrato e forse il senso di arsura era dovuto a qualcosa che mi è stato spruzzato in faccia; forse etere. Mi vestii e, facendo in modo che la porta di casa non si chiudesse accidentalmente, andai in garage (la chiave della macchina era insieme con le chiavi di casa).

In garage trovai il mazzo di chiavi su un lato del cofano della macchina e sull’altro lato i due comandi a distanza: quello del mio garage e quello del garage di mia madre. Qualcuno aveva anche frugato nella macchina, ma non aveva trovato niente. Chiusi e tornai su. Feci una ricognizione e mi accorsi che niente era stato portato via. Strano! Poi mi chiesi: “Ora che faccio, telefono ai Carabinieri? E cosa gli dico, che qualcuno è entrato in casa mia e non mi ha portato via niente? Mi rideranno in faccia”. Così decisi di rimettermi a letto. Presi anche sonno.

Nel corso della mattina, ancora intontito dal sonnifero che mi era stato spruzzato in faccia, andai dai Carabinieri per denunciare il fatto, ma nella sala d’attesa affollata aspettai molto tempo, perché nella notte si erano verificati molti furti in appartamento. Uno particolarmente drammatico. Addormentati i proprietari, i ladri avevano svaligiato l’appartamento, rubato la macchina e svaligiata anche la loro tabaccheria, entrando con le chiavi che avevano trovato in casa. Un’altra denuncia riguardava una signora che aveva avuto le sue oche uccise a fucilate dal vicino di casa. Realtà che supera la fantasia.

Decisi così di mettere i cancelli a tutte le finestre e porte-finestre di casa, compresa quella della camera da letto e quelle dei due bagni, che danno su una chiostrina, e per accedere alle quali occorre essere un alpinista provetto. Credetti per tutto un lungo periodo di essere tranquillo e che, vedendo i cancelli, nessun ladro avrebbe provato a entrare in casa mia. Mi sbagliavo.

Nel mese di settembre (non ricordo la data) mi accorsi, svegliandomi la mattina, che ci era stato un altro tentativo di effrazione. “Accidenti – pensai – non posso stare tranquillo nemmeno se ho i cancelli!”. Così decisi di far montare anche un allarme. Il tecnico, al quale mostrai il buco che era stato fatto in corrispondenza della maniglia della porta-finestra del balcone, mi disse che la tecnica è albanese, ripresa da romeni, e che consiste nel fare il buco con un trapano a mano e poi con qualcosa agire sulla maniglia per aprire la porta-finestra. Ma la seconda volta avevo anche i cancelli; come pensavano di entrare?

Ora con l’allarme non sono ancora sereno. La notte dormo, sì, ma mi sveglio sempre con un senso di ansia per quello che sarebbe potuto accedere o potrebbe accadere. L’ultima possibilità sarebbe quella di tenere una cane lupo addestrato e feroce sul balcone, che sbrani chi tenta di entrare in casa mia. Ma il dubbio che mi assale è questo: e se il cane lupo in un momento di ‘eccesso di zelo’ sbrana pure me?

7 commenti:

  1. Quella del cane lupo nel tuo caso non funziona perche' i ladri potrebbero spruzzare dell'etere anche al cane.In Africa dove vado io, ci sono 7 cani feroci che Rita lascia circolare dopo che tutti siamo ritirati in casa ma li servono soprattutto per spaventare le scimmie che possono mangiare tutte le banane di una pianta

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  2. Ludovico Massimo Lancellotti16 ottobre 2010 20:23

    Posso suggerire un CLC Cane lupo cecoslovacco? visto il suo status, potrebbe ottenere un cane lupo italiano anziano, che è selezionato solo per le forze dell'ordine e non per usi commerciali.
    Hpisogno di un padrone alfa.
    E chi meglio di Lei sa essere alfa?!
    Basta fare un po di giretti con questi cani, che certamente ci penseranno due volte ad avvicinarsi;
    allego il solito Wiki che raduna i Cani Lupo selezionati di recente:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Lupo_Italiano
    comunque un metodo di auto difesa un attimo più complicato c'è e costa poco.
    ed è quello di mettere delle telecamere sugli alberi con un pannello solare collegato ad un sensore di prossimità, i migliori visori sono dei vecchi telefonini nokia adattati.
    Infatti il software permette la ripresa video a distanza. Messe queste telecamere basta un sensore di avvicinamento che faccia partire le telecamere, che possono inviare l'immagine a dei numeri prestabiliti o far scattare l'allarme.
    per la questione di rendere un obiettivo video ad uso notturno, basta smontarlo e posizionare davanti al sensore una pellicola fotografica nuova al contrario.
    in questo modo basta una scarsissima luce a led per permettere il riconoscimento facciale.
    Ormai ci sono programmi gratuiti che se riconoscono più di una volta un viso sconosciuto, mandano l'immagne ai numeri predisposti per segnalare una presenza sospetta.
    Inolte questo metodo artigianale permette di posizionare i vecchi telefonini anche molto distanti da casa, ad esempio su alture in cui si può tranquillamente sorvegliare i movimenti.
    L'ho studiato per un caso analogo al suo e l'applicazione ha dato i suoi frutti, perché dei ladri sono stati beccati dai cc prima ancora che facessero i colpi

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  3. Giovanni Bernardi17 ottobre 2010 11:10

    Ludovico, come al solito le tue soluzioni sono sempre molto complicate. Io preferisco quelle più semplici possibile. Comunque grazie. :)

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  4. Accidenti, dire solo 'cecoslovacco' oggi non basta più: sarebbe più preciso dire boemo o slovacco… Nel primo caso magari potrebbe essere un boemo di lingua tedesca discendente dai sudeti e forse si tratterebbe di una garanzia di maggiore affidabilità.
    Scherzi a parte, mi considero abbastanza fortunato perchè non sono mai stato vittima di incursioni in casa. Credo che – al di là del danno subito – l'aspetto peggiore, quello che si produce nel tempo, sia il senso di insicurezza e il disagio psicologico che peraltro mi pare di cogliere da qualche passo del racconto.
    Utili le inferriate o tutto quanto può venire in mente ad alta o bassa tecnologia, ma niente cambia la sensazione e il titolo mi pare indicativo. Coraggio. Se Roma fosse a portata di bici magari potrei promettere qualche giretto…
    A presto Giovanni e in bocca al lupo. Giovanni P.

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  5. Giovanni Bernardi20 ottobre 2010 20:16

    Giovanni, hai proprio centrato il problema: disagio psicologico. La prima volta, quando mi entrarono in casa, pensai solo di pregare perché quelle persone si convertissero. La seconda volta, anche se rimasero fuori in virtù delle sbarre che non riuscirono a scardinare, mi venne una sensazione di ansia che è difficile da vincere, ahimé.

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  6. Per esperienza la luce spia dell'allarme messa in posizione ben visibile è un buon deterrente: a Sacile e Bellocchi vennero svaligiati diversi appartamenti vicino, vicinissimo, a casa mia. Non vennero mai da me... ma io mi riferisco ai ladri di due piccole città, forse anche i ladri qui sono provinciali... a Roma non so

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  7. A Roma i ladri di appartamento sono zingari, romeni e albanesi. La luce spia dell'allarme ce l'ho, anzi di più: è la sirena collocata in posizione - ben visibile dal basso - sul balcone.

    Ieri, rientrando a casa, ero distratto e ho dimenticato di disinserire l'allarme: è scoppiato il putiferio. Ululato dell'allarme (sirena esterna e sirena interna); sms sul telefonino, seguito da chiamata sempre sul telefonino: "Attenzione, furto in casa...". Attimo di panico; poi ho spento tutto e mi sono messo a ridere: un'altra delle mie 'paperinate' casalinghe.

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